ignorantia excluduntur

ignoranza esclusa

Nel consiglio comunale di venerdì scorso, 30 novembre, è il consigliere più anziano, Domenico Clementini, a dimostrare, ancora una volta, che l’esperienza e la puntigliosità negli interventi in aula riescono a mettere in evidenza le ambiguità dell’amministrazione Magrone. Parole e argomentazioni esposte con ardore che hanno reso più evidente la differenza con la retorica del fiume di parole, artatamente confuse, usata dai rappresentanti dell’amministrazione per rispondere alle domande dell’opposizione. Astutamente, fra gli amministratori, sono in pochi a parlare, mentre gli altri tacciono. Per fortuna poiché, allorquando, impavidamente, qualcuno dei sempre silenti consiglieri di maggioranza infrange la (per loro ottima) prassi del rispetto dell’oraziano invito del “favete linguis”, risulta difficile non impietosirsi per la confusione dell’esposizione e per le “sesquipedalia verba” con le quali cercano di pappagallare chi li ha preceduti nelle risposte alle domande poste dai consiglieri di minoranza. Emblematico, di tale parlare a vuoto, lo scambio verbale tra il consigliere Cramarossa e il sindaco Nicola Magrone. Il primo chiede chiarimenti in merito alla situazione degli alunni della scuola Faenza, temporaneamente trasferiti (non si sa fino a quando) nelle aule di via Bitritto, specificando che la domanda avrebbe tanto voluto sottoporla all’assessore all’istruzione Francesca Di Ciaula che, argomenta il consigliere, “a quanto si dice, si sia dimessa dall’incarico”. Fatto che sembra confermato dalla sua assenza in aula. Il sindaco, a questo punto chiede, al consigliere Cramarossa, di chiarire qual è la domanda alla quale bisognerebbe rispondere; il consigliere riformula la domanda e chiede di conoscere la situazione inerente gli alunni della sopra detta scuola.

Quale pensate sia stata la risposta del sindaco? Avrà risposta sulla questione dei bambini della Faenza?

Macché; invece di parlare di quanto richiesto dal consigliere Cramarossa, il sindaco parla di tutt’altro. Con un ulteriore, non breve e arzigogolato, discorso questa volta disquisisce sulle dimissioni forse date o forse richieste all’assessore Di Ciaula; sulle deleghe che forse no, o forse sì, ritorneranno al sindaco che in quel caso fornirà una risposta per iscritto. Su che cosa? A quale domanda? Sui bambini della Faenza o sulla questione non posta esplicitamente dal consigliere Cramarossa delle dimissioni dell’assessore? Boh! non si sa ancora.

Confusione o premeditata presa per i fondelli dell’opposizione?

Torniamo all’anziano oppositore Clementini. Rivolgendosi all’assessore Benedetto, il consigliere chiede chiarimenti su «un problema urbanistico..» rinviato il 28/7/2017, che doveva ritornare in discussione nel primo consiglio comunale successivo ma che «siamo oggi nel 30/11/2018, sedici mesi, dopo varie interrogazioni (…) dalla ditta habitat al comune di Modugno e a tutti i consiglieri, io voglio sapere da lei assessore l’argomento quando verrà in consiglio, perché lei mi disse “quando verrà la dirigente possiamo portare in consiglio” però, a tutt’oggi, passati sedici mesi (…) tutto questo ad oggi non è stato fatto. Allora io mi vado a tutelare, la diffida che abbiamo avuto dall’azienda (…) io mi voglio tutelare perché tutto può succedere, che possiamo andare a pagare i danni a questa azienda del ritardo, lei mi deve dire quando si deve portare questo argomento in consiglio comunale, grazie».

Alla domanda l’assessore risponde «consigliere, ricorderà che quella proposta fu rinviata a seguito di alcuni elementi che erano stati sollevati dal consigliere Cramarossa (…) i vari punti indicati dal consigliere Cramarossa sono stati esaminati, è stata fatta una nuova istruttoria, era stata evidenziata la presenza di un contenzioso, il contenzioso si è concluso con una sentenza che tutto sommato ritiene valida e legittima la delibera della riperimetrazione delle maglie, mancava un solo elemento che io mi sono permessa questa volta di attenzionare, (…) che era quello della competenza. Abbiamo richiesto un parere, è appena arrivato il nuovo responsabile, il parere è stato reso qualche giorno fa e (…) sulla scorta (…) sarà formalizzata la proposta (…)  se andrà in consiglio comunale sarà sottoposta al consiglio comunale».

Avesse ascoltato tale risposta, Monsieur de La Palice, (il quale, se non fosse morto sarebbe ancora in vita) avrebbe sicuramente applaudito.

L’”anziano” Clementini, insoddisfatto della risposta (data al “lei mi deve dire quando si deve portare questo argomento in consiglio comunale”) replica: «sono due versioni, prima viene in consiglio adesso è competenza della giunta, voglio capire, deve venire in consiglio o è la giunta che deve deliberare? È ambigua la cosa di ciò che sta dicendo lei. Perché lei ha detto che questi giorni abbiamo avuto il parere. Combinazione che questi giorni avete avuto il parere, una cosa strana (…) sedici mesi, per un argomento, è una cosa gravissima per una amministrazione, sedici mesi per avere un parere».

La replica dell’assessore Benedetto è stata, … «se lei vuole creare ambiguità (a Clementini! Ora è Clementini che crea ambiguità?) crei pure ambiguità. C’erano dei motivi che erano stati esaminati, è stata rifatta l’istruttoria, completamente. Se verrà in consiglio comunale, sarà illustrata al consiglio comunale l’intera istruttoria, cosa è accaduto da quando l’istanza è stata presentata nel 2012 fino al 2017, cosa è accaduto dal luglio 2017 fino a quando verrà in consiglio comunale. Se verrà in consiglio comunale, se non verrà troverà probabilmente degli elementi in ufficio».

Fine della discussione, perché l’ora a disposizione per le interrogazioni consiliari, come “pretorianamente” ricorda la presidente del consiglio, è terminata.

Punto, l’anziano consigliere non può più replicare, è finita l’ora delle discussioni.

Resta però l’interrogativo posto dal consigliere: a chi spetta deliberare in merito a questa annosa questione? deve essere discussa in consiglio comunale o in giunta?

Rispondere non sarà facile; la retorica e il fiume di parole usato dall’assessore all’edilizia privata –  per non rispondere –  ne confermano la difficoltà.

L’aver richiesto – ed ottenuto solo questi giorni – un parere, ad un esperto esterno all’amministrazione, su quale sia l’organo deliberante che dovrebbe decidere sulla Istanza n. 41/12 prot. 20410 del 02/05/2012 di progetto di Lottizzazione in variante per il 2° intervento di completamento e recupero urbano della maglia “N” a seguito di Variante al P.R.G.C. approvata con D.G.R. n. 562 del 31/03/2005 e di Riperimetrazione approvata con Delibera di c.c. n. 6 del 16/02/2011, pone il sindaco Magrone e l’intera giunta di fronte ad un enorme dilemma:

  1. se portano in consiglio comunale l’approvazione/diniego dell’istanza, incorrerebbero in una denuncia per illegittimità, in quanto il Decreto Sviluppo approvato con D.L. 13 maggio 2001 n. 70 convertito con la Legge 12 luglio 2011 n. 106, testo coordinato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 12 luglio 2011 n. 160 all’art. 5, par.13 così prescrive: (…) b) i piani attuativi. come denominati dalla legislazione regionale. conformi allo strumento urbanistico generale vigente, sono approvati dalla giunta comunale. Tale decreto fu richiamato nel consiglio comunale del 28/7/2017 e costituisce uno degli “elementi che erano stati sollevati dal consigliere Cramarossa” come ricordato dall’assessore al contenzioso Francesca Benedetto.
  2. se, invece, portano in giunta la discussione dell’istanza, potrebbero dover giustificare l’inosservanza del citato decreto, in quanto l’ignorantia excluduntur dalla (sempre da loro ostentata) massima competenza della materia urbanistica e profonda conoscenza del diritto amministrativo rende difficile credere ad una semplice dimenticanza.

Visto che oggi, 3 dicembre, il sindaco Magrone incontrerà la cittadinanza per “discutere di tutto; del vero e del falso” ,forse troverà il tempo per illustrare anche come intende risolvere tale dilemma.

Osiamo donargli un  piccolo suggerimento: dia la colpa alle vecchie amministrazioni. O meglio incolpi di tutto il consigliere Cramarossa del Pd, prenderebbe, come si dice “due piccioni con una fava”.

26 Novembre 2012 – 2018

Dopo sei anni tutto è ancora uguale

Sono da tempo convinto che le leggi sono il risultato della “mediazione politica” effettuata, dai legislatori di ogni epoca, fra le varie anime e convinzioni dei loro contemporanei. Le leggi sono la trasposizione scritta di quanto detto, concordato e stabilito con il consenso della comunità che quelle leggi deve rispettare. Parole alle quali, una volta scritte in documenti ufficiali e portate alla conoscenza di tutti gli interessati, viene riconosciuta quella “forza di legge” alla quale tutti devono sottostare.

Leggi che una volta emanate vivono e sono valide fino al tempo in cui saranno sostituite da altre leggi in un continuo processo di oggettivazione dovuto all’evoluzione sociale della comunità che ad esse si sottomette.

La continua evoluzione delle leggi, la loro “conoscibilità” e la loro osservanza da parte dei rappresentanti delle istituzioni ha, già da qualche decennio, posto l’argine, il limite invalicabile, all’arbitrio di chi ha il potere di elaborare e imporre norme contrarie alla volontà della comunità.

È nei regimi nati fra le due grandi guerre del secolo scorso che alle leggi scritte nei codici ed accessibili e conoscibili a tutti si è raggiunto il livello massimo di ordini e prescrizioni non scritte inconoscibili da parte della comunità. Erano disposizioni emanate segretamente e privatamente, raramente a più di una persona per volta e mai riportate in documenti ufficiali. Una legislazione doppia; in quella effettiva, diversa da quella ufficiale, si annidava l’arbitrio, reso possibile dalla acquiescenza del “cerchio magico” dei sostenitori del “capo” e dalla interessata sottomissione ad esso da parte delle figure, spesso solo figuranti, piazzate nei posti nevralgici di trasmissione delle volontà del despota. Il puro arbitrio viene celato al pubblico, quanto più il potere è visibile tanto meno è contrario alla volontà popolare. L’arbitrio non ha autorevolezza morale e perciò si nasconde nel mistero, nel segreto delle stanze, quasi sempre non istituzionali, nelle quali vengono prese decisioni ed iniziative contrarie agli interessi della comunità. Decisioni e direttive diramate tramite eufemismi ed allusioni, interpretati e recepiti senza la formalizzazione di alcun verbale ma perseguite e realizzate nel rispetto assoluto della volontà del “capo” e della cerchia più stretta dei suoi soci.

Anche a Modugno, da tempo, vige una doppia legislazione. Un modus operandi che come una zavorra pesa sulle spalle delle categorie produttive della città. Sembrava fosse stato definitivamente estirpato sei anni fa; fra qualche giorno, in questo mese di novembre, il 26 con precisione, saranno esattamente sei anni da quando venne alla luce il “sistema” con il quale, in molti, forti della loro influenza, “campavano” , alla grande, sulle spalle di altri. La speranza che tutto sarebbe cambiato, nata con la prima elezione dell’attuale sindaco,  si è dimostrata una vana aspettativa. Negli snodi nevralgici dell’amministrazione cittadina continuano ad essere applicate procedure dalla sostanziale diversa velocità di esecuzione. Procedure che si concludono celermente ed altre che rallentano l’iter amministrativo. Se fino al 2012 tali ottusi “rallentamenti” e immotivati stop erano finalizzati all’ottenimento di tangenti o/e benefit vari, oggi si continua a scegliere con quale velocità devono essere portate a termine le procedure di concessione richieste da imprese e categorie. Si opera una scelta tenendo conto della “distanza” esistente tra il richiedente e l’elettorato di questa amministrazione. Artigiani, imprese edili, ingegneri, architetti e geometri, per finire con le associazioni di volontariato e del commercio, in ultimo ma fra le prime, fra tutte le altre categorie, a subire la doppia velocità ormai sintomatica di quell’eterno “scambio” di attenzioni necessarie alla vittoria nelle competizioni elettorali degli ultimi anni. Dimostrando che, come pontificava Tancredi nel gattopardo, «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Ecco a Modugno, a distanza di sei anni nulla è cambiato.

EMISSIONI ODORIGENE?

Amministrazione sempre più distante

Sempre più lontana dai modugnesi, dalla città. Lo si nota da  come risponde ai rappresentanti del popolo leggendo il Comunicato stampa del Pd al link   https://www.facebook.com/groups/583133525062053/

In una interrogazione, presentata il 13 agosto, il consigliere Vito Del Zotti chiedeva all’amministrazione comunale se avesse “provveduto ad un censimento delle sorgenti odorigene per emissioni convogliate e diffuse, al fine di stimare con l’Assessorato all’Ambiente, l’impatto nelle aree considerate ad elevato rischio di crisi ambientale” per valutare se fossero necessari “eventuali interventi-provvedimenti, così come prescritto” dalle leggi vigenti

Il 24 agosto, undici giorni dopo, l’assessore alle politiche dell’ambiente, invia al sindaco (che la trattiene fino al 13 settembre) una lunga ed articolata relazione, imbottita di “copiaincolla” di articoli di legge, in risposta ai quesiti posti dal suddetto consigliere, nella quale non tralascia l’occasione di rivolgere, all’interrogante, un invito a porre domande meno difficili da interpretare in quanto, per l’assessore “Non è chiaro, dunque, cosa intenda chiarire l’interrogante. Si richiede al Sindaco se abbia provveduto, “in qualità di responsabile istituzionale della salute pubblica” ad effettuare un censimento delle “sorgenti odorigene” ma, non è chiaro per fare cosa e quali elementi abbiano indotto l’interrogante a collegare la legge regionale sulle emissioni odorifere con il T.U.LL.SS.”

Ed è sicuramente a causa di questa difficile comprensione che chi ha redatto quella lunga risposta, infarcita di riferimenti e rimandi a leggi e prescrizioni, non fa altro che portare, ancora una volta, in esclusiva evidenza, solo e soltanto quella pluridecennale vicenda della Tersan Puglia che tanto assilla l’amministrazione Magrone. Curiosi i numerosi riferimenti e rimandi a leggi e codici, inseriti dalla assessora nella risposta, e lo stile sentenziale, da cancelliere di tribunale, usato. Una fraseologia e un intercalare da leguleio che evidenzia ancora di più la voglia di tenere a distanza quel Popolo che dà nome alla Piazza in cui sorge il palazzo da loro occupato.

Emissioni odorigene

Si riaccende la disputa su chi deve porre rimedio alle emissioni odorigene nel territorio modugnese. Al comunicato del sindaco, reperibile sulla sua pagina facebook “Magrone sindaco”, si aggiunge la risposta dell’ufficio stampa e comunicazione della Tersan Puglia.
“Nessuna imposizione. Normali passaggi di un procedimento autorizzativo per un progetto presentato da Tersan Puglia.
Tersan Puglia intende precisare che, diversamente da quello che si vuol far credere, Arpa Puglia non ha indirizzato alcune lettera all’azienda ma, nel normale procedimento di autorizzazione di una variazione non sostanziale del sistema di monitoraggio degli odori, ha espresso alla Regione il proprio parere favorevole con prescrizioni, come succede nella maggior parte dei casi. Prescrizioni che la Regione ha inserito nella delibera autorizzativa del progetto Tersan di monitoraggio odorigeno al confine e al recettore e che ora può finalmente essere realizzato, ottemperando come sempre a tutte le prescrizioni.”
In questo continuo botta e risposta, che vede contrapporsi persone che hanno trascorso insieme un periodo abbastanza lungo della loro infanzia, vengono trascurate altre istanze e richieste; l’ultima, alla quale, contrariamente a quanto previsto dal regolamento consiliare, dopo oltre 20 giorni non è giunta ancora una risposta, è quella presentata e protocollata dal consigliere comunale Vito Del Zotti (visionabile sulla pagina facebook “Piazza Sedile”) che, in sintesi, chiede al sindaco se si sia ..provveduto ad un censimento delle sorgenti odorigene…al fine di stimare ….l’impatto nelle aree considerate ….valutando eventuali provvedimenti così come previsto nell’art 217 del T.U.LL.SS. Cioè a dire se si ha la certezza che la Tersan sia l’unica azienda del territorio responsabile delle emissioni odorigene.
Leggendo il comunicato del sindaco Magrone, lungo, circostanziato, con ampi riferimenti a lettere e imposizioni di altre amministrazioni quali Arpa Puglia e Regione, ci si rende conto che un simile lavoro avrà sicuramente impegnato per molto tempo il primo cittadino, il che, probabilmente, non gli ha permesso di dedicare un pur minimo ulteriore periodo del suo già scarso tempo a disposizione per rispondere, con uno scritto, alle domande poste da un consigliere comunale.
Leggendo le risposte ai commenti sulla sua pagina facebook, però, sorge un dubbio: visto che il problema Tersan è in fase di risoluzione (lo afferma anche il sindaco nel comunicato) questo riportarlo all’attenzione della gente appare quasi un volersi accreditare come l’unico artefice di tale soluzione.

Modugno “volata via” un’altra struttura sportiva


La forza del vento ha divelto la copertura degli spalti del campo di calcio. Strano destino quello delle strutture sportive a Modugno. Già due anni fa, nell’estate del 2016, un altro temporale causò la distruzione della copertura delle piscine comunali. Da allora la struttura, che accoglieva centinaia di utenti e alcune squadre di atleti, continua ad essere chiusa e non si sa ancora se sarà riaperta. Eppure nel suo intervento in consiglio comunale, il sindaco Magrone, rispondendo al consigliere Sciannimanico che si preoccupava dei tempi lunghi che si prospettavano per il ripristino dell’impianto sportivo, affermò “potrei dire che è stato troppo veloce questo iter” per il recupero della funzionalità delle piscine (cons. com. del 27/07/2016).
I lavori alla copertura sono stati eseguiti ma la struttura rimane chiusa perché sono necessari svariati lavori di ripristino, causati dalla mancata manutenzione dell’impianto. Nel frattempo l’amministrazione non riesce a mettere a punto una gara d’appalto per tali lavori.
I consiglieri di opposizione, in particolare Vito Del Zotti del Pd, assicurano che all’amministrazione comunale sono giunte varie offerte di aziende disponibili alla gestione delle piscine e all’onere finanziario dei lavori di ripristino. Nulla è stato risposto a queste aziende; intanto gli utenti, molti dei quali avevano già pagato iscrizione e quote mensili anticipate, insieme alle squadre sportive che si allenavano in quella struttura, se ne vanno al San Paolo o alle piscine dello stadio di Bari.
Una delle scuole di calcio modugnese, se non la più antica perlomeno quella con più titoli conquistati, la A.C. Barinsieme, da sempre sorretta da Giuseppe “u’ gallucc” D’ambrosio, spera che a differenza delle piscine, il campo sportivo torni ad essere agibile, per i tanti ragazzi e bambini che fanno sport a Modugno, nei tempi minimi necessari.
Destino un po’ strano, dicevamo all’inizio, quello delle strutture sportive comunali. L’amministrazione, ieri come oggi, addossa sempre le colpe dei disastri alla mancata manutenzione degli impianti, alla mancanza di attenzione delle vecchie amministrazioni. La colpa è sempre di chi li ha preceduti. Sembra che loro si siano insediati ieri.  Forse è necessario ricordare a questi amministratori che loro sono stati presenti, in piazza del popolo, dal 2013 al 2014 e non per una settimana ma per più di un anno e ci sono tornati tre anni fa, un anno prima del disastro delle piscine. Non sono solo le vecchie amministrazioni ad aver trascurato Modugno, anche il sindaco Magrone “non la pensa proprio”.

A partire dall’ordine pubblico, vanto e argomento principale dei comizi elettorali di questa amministrazione.
Nelle prime ore della mattina di giovedì scorso, nella piazzetta di Via S. Giuseppe attigua ad un altro di quei campetti di calcio abbandonati di Modugno, sono stati esplosi dei colpi di pistola contro una abitazione privata. Motivo? Non è dato sapere. La gente ha paura di esporsi ed i carabinieri, intervenuti sul posto, hanno potuto raccogliere solo scarne notizie dai pochi testimoni che hanno riferito sull’accaduto. Il presidente del “comitato di quartiere Santo Stefano”, Pino Mele, da sempre impegnato nella difesa delle istanze dei residenti del quartiere, ha esternato la propria preoccupazione per la mancanza di attenzione e lo scarso impegno che questa amministrazione riserva verso i problemi dei cittadini di Modugno, non solo del quartiere Santo Stefano ma di tutta la città.
Non ci resta che sperare che a Modugno “cambi il vento “.