“Non ce la fanno più”

E QUESTO QUANDO CADE?

Qualche tempo fa un componente della giunta Magrone, incrociato per strada, dopo aver risposto ad un cenno di saluto, ha richiamato la mia attenzione con un «senta, signor Oro» al quale non potevo far altro che rispondere con un meravigliato «sì? Mi dica», «senta vorrei che lei desse un’occhiata a questi documenti». L’assessore, a questo punto mi ha dato alcuni fogli. (Sono la nota 1 e la nota 2 consultabili cliccando sopra).

Succede, a volte, che chi non sopporta più di essere trattato male da qualcuno, incontrando una persona che ha sempre contrastato quel qualcuno, forse per calcolo o forse per l’effettivo superamento del suo livello di sopportazione, approfitta del casuale incontro per sfogare tutta la sua amarezza, raccontando le varie angherie e prevaricazioni subite.

Dopo aver dato una veloce e sommaria lettura alle due note, molte erano le domande che volevo porre ma il tempo e il luogo non erano idonei, eravamo per strada, pertanto si è convenuto di incontrarci in un altro momento e lontano da occhi indiscreti. Quello che segue è la sintesi di quello che è emerso durante il successivo incontro.

Dopo i convenevoli e le tipiche domande senza alcuna importanza poste da entrambi per “rompere il ghiaccio”, il dialogo si è svolto più o meno come lo trascrivo qui, con in più alcune precisazioni.

Oro – «Assessore, ho avuto modo di leggere i documenti che mi ha lasciato. Era da tempo che sentivo parlare degli argomenti trattati in quelle due note di Lombardi ma non avevo riscontri certi. Ho approfondito le questioni di cui si fa cenno e ora ho anche la delibera e il verbale al quale si riferiscono oltre ad una nota inviatavi il 21 maggio che dovrebbe conoscere. Prima di affrontare l’argomento però le chiedo come pensa che dovrei divulgare queste notizie; è un “tanto per sfogarmi” che dovrei mantenere riservato come una “confidenza personale” o ne posso scrivere liberamente?».

Assessore – «Sig. Oro, quello che le chiedo è solo di mantenere il riserbo sul mio nome. Non ho alcuna voglia di impelagarmi in una “guerra” con Nicola Magrone, collaboro con lui da tempo e non voglio che tutto quello che ho fatto vada perso»

O. – «va bene, cercherò di non far capire lei chi è». (È per questa ragione che ho elaborato un po’ il dialogo) «Mi dica però le ragioni di questo incontro»

A.- «non mi sento più a mio agio in questa amministrazione, si sono venute a creare delle situazioni nelle quali non mi ritrovo e che non riesco a contrastare e né tantomeno ad impedire. Come quelle, gravissime, descritte nei documenti che le ho dato l’altro giorno»

O. – «Ok, cominciamo da questi, il 21 maggio e il 2 agosto scorso avete ricevuto le note di cui sopra, ne avete discusso in giunta o in incontri informali fra di voi?»

A. – «no, dal 2 agosto ad oggi non c’è stata alcun incontro di giunta» (l’incontro è avvenuto prima del 20 agosto)

O. – «ma non ne avete nemmeno parlato fra di voi, informalmente?»

A. – «no»

O. – «scusi se glie lo dico ma queste note, specialmente quella che riguarda il verbale, denunciano una situazione di estremo degrado della legittimità degli atti amministrativi. Chiedere una permuta del cento per cento per una particella che non è di proprietà del comune in cambio di un immobile da adibire a “centro anziani” su uno stabile ad uso commerciale, appare quasi come una concussione perpetrata a danno dell’impresa edile. Impresa edile che denuncia pure una anomala dilatazione dei tempi per il rilascio di un permesso di costruire. Ho scaricato la delibera n° 59 del 7 maggio di quest’anno» (procedimento di adozione variante al PdL, vedi sopra) «nella quale si intima al comune di concludere entro 10 giorni, cioè entro il 12 agosto, l’iter di approvazione definitiva del procedimento. Ad oggi lei mi dice che la giunta non si è riunita, quindi?»

A. – «queste sono domande da porre all’assessore Benedetto. È lei che fa e disfa tutto quello che riguarda l’urbanistica e che dovrebbe “salvaguardare” l’amministrazione e tutti noi della giunta, sorvegliando che vengano applicate le giuste procedure e regolamenti edilizi. Spesso però noi assessori non ci sentiamo tutelati abbastanza e temiamo che siano state commesse delle irregolarità. come quella della particella di cui si parla nelle note. Negli ultimi tempi è andata a Roma per definire, con la società Autostrade, la proprietà di alcune aree per il progetto del rondò fra via Roma e viale della Repubblica. Non ha risolto nulla e la realizzazione del rondò ora è bloccata e non si sa quando e se mai si farà»

O. – «non mi è stato possibile consultare la delibera per il rondò, la delibera n° 42 del 26 marzo scorso, non è visionabile sull’albo pretorio. Inoltre mi risulta che è bloccato anche il cantiere del centro commerciale su viale della Repubblica, perché il proprietario di un supermercato concorrente si oppone alla sua costruzione»

A. – «non solo quel cantiere è bloccato; ce ne sono altri, basta andare in giro per la città e se ne trovano tanti, come quello vicino ai vigili urbani, dove è prevista la realizzazione di tre villette, mi pare che ora sia bloccato fino alla fine dei lavori del raddoppio delle FAL, mi pare per una questione di distanze»

O. – «ma quel suolo non era di proprietà della moglie di un consigliere comunale di maggioranza?»

A. – «sì e mi dispiace dirlo ma lui lo vendette per pochi euro perché gli dicevano che su quel suolo non si poteva costruire, invece hanno rilasciato il permesso»

O. – «certo che questo sindaco e questa assessore all’urbanistica sono bravi a rendere difficile se non impossibile la realizzazione delle infrastrutture utili alla città, vedi come è ridotto il parco, le strade, le piscine…»

A.  – «le piscine, ma lo sa che è solo colpa del sindaco se le piscine sono ancora chiuse? C’è voluto più di un anno per fargli capire come poteva essere risolto il problema delle piscine; ora sta perdendo tempo per concludere come s’è deciso di fare»

O. – «e del teatro e della casa di riposo che dovevano essere realizzate in via Paradiso nel comparto C3 ne avete mai parlato?»

A. – «in tutti questi anni questa è la prima volta che ne sento parlare»

O. – «non ci credo, possibile che non ha mai sentito parlare di quella lottizzazione abusiva?» (a questo punto, faccio leggere all’assessore, sul mio hipad, alcuni documenti relativi alla questione C3. Quelli qui allegati) «non sa che quella questione è inserita fra le altre del processo che vede coinvolti i due sindaci precedenti, Rana e Gatti insieme ad altri politici, professionisti e alcuni tecnici dell’ufficio tecnico di Modugno? Eppure è proprio grazie a quello scandalo che Magrone è riuscito a diventare sindaco»

A. – «mi creda, il sindaco non ne ha mai parlato e nemmeno l’assessora Benedetto ne ha mai fatto cenno. Eppure mi risulta che sia parente dell’ex sindaco Pino Rana; infatti la madre della Benedetto, è cugina di Pino Rana»

O. – «addirittura, la vicesindaco Benedetto è parente dell’ex sindaco Rana; certo che Nicola Magrone ci tiene alla famiglia, alle parentele. A proposito, il trullo, che fa, lo abbatte? Il Tar, all’inizio di giugno» (il 4 giugno, leggi sentenza del Tar qui) «ha rigettato il ricorso contro l’abbattimento del trullo, e sono passati i due mesi durante i quali si poteva opporre appello alla sentenza. Non è stato fatto e quindi ora si dovrebbe procedere all’abbattimento ordinato già nel novembre/dicembre del 2017. Così come si dovrebbe procedere all’abbattimento anche di quella vecchia costruzione vicina al parco S. Pio, i cui proprietari si dice siano parenti, per parte di madre, di Nicola Magrone. Anche per quella costruzione c’è una sentenza del Tar» (la n° 1322 del 18 ottobre 2018 qui allegata) «che è stata posta alla vostra attenzione e di cui si accenna nell’allegato alla delibera n° 59 del 7/5/19 di approvazione della variante per la maglia “N” alla quale accennavamo prima»

A. – «di questa faccenda l’assessore Benedetto non ha ritenuto opportuna chiarire gli aspetti urbanistici che tale sentenza del Tar ha comportato, per il trullo, invece, ma lo sa lei che due anni fa siamo stati oltre tre mesi che non si parlava d’altro che del trullo? Mentre ora non se ne parla più. Tutto a causa del nipote…»

O. – «a proposito, è vero che Nicola Magrone vuole candidare il nipote, Paolo Magrone, a prendere il suo posto da sindaco?»

A. – «Paolo? Non credo, lo zio Nicola non lo stima molto; invece in molti pensiamo che voglia appoggiare la candidatura a sindaco della Benedetto»

O. – «e gli attuali consiglieri di maggioranza voterebbero per la Benedetto sindaco? Non mi pare che sia molto amata»

A. – «in effetti viene vista da molti come l’assessore “so tutto io”, si infila in ogni discussione e spesso molti di noi assessori hanno dovuto, diciamo così “calmarla” e chiederle di non interferire nei nostri assessorati»

O. – «negli ultimi tempi ho visto un po’ di “maretta” tra la giunta e i consiglieri di maggioranza; specialmente nell’ultimo consiglio comunale. Ma c’è unità di intenti o i consiglieri cominciano a prendere le distanze da voi assessori e dal sindaco?»

A. – «ho capito a cosa si riferisce, alle dichiarazioni del consigliere Pazienza contro l’assessore Alfonsi; tutta opera di Nicola Magrone che non vede di buon occhio la relativa indipendenza non solo di Antonio ma anche quella di molti di noi assessori»

O. – «beh la neo assessora alla cultura è stata difesa da Magrone in aula, a proposito come arriva a Modugno l’avvocato Leandro?»

A. – «arriva a seguito della vicenda del trullo, è lei che ha curato la vicenda del procedimento contro quelli che hanno reso di dominio pubblico la notizia dell’abuso edilizio del trullo»

O. – «Ho capito, la questione che riguarda i due consiglieri comunali del Pd, oltre a due architetti dell’Ufficio Tecnico comunale, a un esponente del Pd locale e un noto  giornalista di Bari, tutti compreso me, Pino Oro, che la sto ascoltando»

A. – «già, anche per questo voglio che lei scriva quello che le ho detto, non si può premiare qualcuno affidandole un incarico, remunerato dall’amministrazione comunale»

O. – «mi dia il tempo di raccogliere e mettere in ordine un po’ di documenti e pubblico tutto quanto. Arrivederci e grazie»

A – «grazie e arrivederci. Signor Oro, stia attento a quello che scrive, Nicola Magrone sa essere molto vendicativo»

O. – «ma no, cosa può succedermi? ha visto gli ultimi sviluppi a Roma? il M5S abbraccia i reprobi del Pd e non succede niente. Può essere pure che alla fine io e il sindaco ci abbracciamo e se io abbraccio Nicola Magrone cosa vuole che possa succedermi, non è mica contagioso»

La sindrome del “supereroe”

Risultati immagini per gig robot d'acciaio

Come già troppe volte accaduto in questi anni, negli ultimi giorni l’amministrazione occupa il palcoscenico mediatico modugnese interpretando, con narcisistico piacere, il ruolo del supereroe. Come Goldrake Ufo Robot negli anni ottanta, o Superman mezzo secolo fa, poco prima della catastrofe finale irrompe sulla scena in aiuto dei modugnesi in pericolo. Lo ha fatto con la Newo; dopo aver partecipato, per più di un anno, ad incontri e conferenze di servizio, la mattina firma il verbale della concessione del Nulla Osta regionale alla realizzazione del termovalorizzatore e il pomeriggio, con voce rotta dalla commozione, comunica la ferale notizia durante il consiglio comunale; ora lo fa dichiarando che “proprio in virtù dell’impegno del Comune di Modugno e della sua collaborazione con l’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa), è ormai noto da parecchi mesi che le emissioni sono perlopiù addebitabili a un’azienda dell’area industriale che si occupa dello smaltimento di carcasse animali”.

Cioè, l’amministrazione di Modugno già da parecchi mesi sa qual’è l’azienda che ammorba l’aria ma non lo comunica ai modugnesi.

Poi, però, si vanta, come fanno tanti vanagloriosi supereroi, di essere l’amministrazione del Comune di Modugno che “è tra i pochi Comuni della Puglia che – con lo scopo di evitare disagi e danni ai cittadini – ha da subito eseguito quanto previsto dalla legge regionale 32 del 2018 che disciplina le “emissioni odorigene”, in particolare instaurando una intensa attività con Arpa”.

Ma in cosa consiste questa intensa attività con ARPA? Non è possibile sapere.

Però, “Per ora, chiede a Regione Puglia e a Città Metropolitana che le sofferenze dei cittadini siano finalmente tenute nel giusto conto, senza alcuna strumentalità: Regione Puglia e Città Metropolitana diano massima priorità ai controlli sulle emissioni e riducano drasticamente le quantità autorizzate di produzione – fino alla chiusura dell’attività, nell’ipotesi peggiore – ogni volta che le misurazioni rilevino emissioni che provocano disagi alle popolazioni”.

Insomma abbiamo una amministrazione che affida ad altre amministrazioni la salvaguardia della salute dei modugnesi e lo fa dando pure le direttive su come lo devono fare. Altrimenti sarà costretta, ancora una volta, ad intervenire all’ultimo momento: proprio come Jeeg robot d’acciaio.

…e ridono pure

Come se avessero assistito ad un’opera buffa di Molière o a una di quelle mise en scène del teatro parigino della “Comédie Italienne”, il cui motto fin dal XVII secolo è “castigat ridendo mores”. Insomma una arlecchinata, realizzata e interpretata ad arte. Per come siamo ridotti dovremmo piangere, invece molti si lasciano andare a ridanciani commenti o a video rivendicazioni alla “è tutto merito nostro”. Quello dell’ultimo consiglio comunale non era uno spettacolo comico, un’opera satirica o un musical hollywoodiano finalizzato al “correggere i costumi ridendo”. Era un dramma, la rappresentazione tragica del disvelamento del come vengono determinate e rispettate le linee politiche del consiglio comunale. La recita di una tragedia nella quale, fra l’altro, non c’era niente di preparato, di studiato, di concordato; c’era tanta improvvisazione ed impaccio. Non una farsa quindi, dalla quale trarre qualche utile insegnamento, per “correggere” quel «familismo amorale» di cui scrive Edward Banfield in “Le basi morali di una società arretrata”, che da sempre impedisce lo sviluppo della coscienza civile, uno dei cavalli di battaglia elettorale di Nicola Magrone, dal quale, come previsto, è stato disarcionato.

Quello al quale si è assistito in consiglio comunale era la rappresentazione del tragico epilogo di una scelta politica. Danilo Sciannimanico, Maurizio Panettella, Maiullari Teresa e Priore Innocenza, quattro anni fa, scelsero di affidare all’attuale sindaco il compito di promuovere e sviluppare, fra i modugnesi, una diversa coscienza civica. Già dal motto della lista elettorale, «Per Modugno, Magrone», era chiara la motivazione della loro scelta: individuavano nell’allora ex sindaco Magrone, l’unica personalità in grado di far riemergere Modugno dal fango della palude nella quale era stata portata dagli amministratori precedenti. Una scelta politica frutto di una giovanile ignoranza sui trascorsi politici del sindaco Magrone che ha sempre massimizzato per sé i vantaggi delle sue elezioni a discapito degli interessi di chi lo votava. Magrone, da sempre, antepone la salvaguardia della propria immagine al bene della collettività, spesso considera quest’ultimo una alternativa, ed è inutile dire che sceglie sempre la prima. Per questa ragione accentra su di sé tutte le decisioni dell’amministrazione pubblica lasciando, invece, credere agli assessori di averne la delega. Instillando, così, nell’opinione pubblica, dubbi sulle loro capacità se non addirittura sulla loro correttezza ed onestà.

Cosa avverrà ora? Cosa farà Magrone? Facile intuirlo, lo ha già fatto nell’ultimo consiglio comunale quando ha accusato il consigliere Panettella di essere, forse, portatore di chissà quali oscuri interessi. Ripetendo, così, quello che fece nel 2014, quando accusò (solo accusato, mai provato) di mai chiarite nefandezze politiche i 13 consiglieri comunali, molti della sua stessa maggioranza, che firmarono da un notaio, come è previsto dalla legge, le dimissioni che lo rimandarono a casa. Facile prevedere, quindi, quello di cui saranno accusati nei prossimi giorni l’assessore Sciannimanico, il consigliere Panettella e chiunque altro oserà metterlo in discussione; sarà un altro siparietto comico. Del resto in molti, a Modugno, sono ormai adusi a raffrontare queste commedie magroniane con quanto veniva rappresentato nel film di Monicelli con Alberto Sordi, “Il marchese del Grillo”. In particolare quando il protagonista “ridendo” ribadiva la propria posizione dominante con un «mi dispiace, ma io sò io e voi non siete un cazzo».

E mo continuate a ridere.

…E POI SETTE ANNI MAGR…ONIANI

Fra poco più di un mese riprenderanno le udienze del “buy to build”, il processo che vede come imputati una fetta di quella compagine politica modugnese venuta alla ribalta all’inizio del millennio. Rileggendo le oltre 300 pagine dell’”ordinanza applicativa degli arresti domiciliari e decreto di sequestro preventivo e per equivalente”, emessa, il 26 nov. 2012, dal tribunale civile e penale di Bari, tornano a farsi sentire lo sdegno e la rabbia di quei giorni. Ancora una volta, quel giorno, Modugno diventava “città del malaffare” nelle cronache nazionali. L’elezione a sindaco dell’ex magistrato Nicola Magrone, votato da una larga parte dei modugnesi, fu enfaticamente salutata come una riuscita ribellione cittadina, sulla falsariga delle ben più tumultuose “primavere arabe” di quegli anni. “Primavera modugnese” la nostra, che come quelle del mediterraneo sudorientale non ha sortito alcun effetto positivo sul livello di vita della città; anzi. Sono evidenti e sempre più post(at)i in risalto dal “social/people” modugnese gli effetti della tanto celebrata “apoliticità” del primo cittadino. È tanto lontana dalla Politica, l’attuale gestione amministrativa, che risulta deleteria per il tenore di vita dei modugnesi. Sono in molti quelli che quasi quasi rimpiangono i vecchi tempi. Non si possono certamente parificare le amministrazioni Magrone a quelle dei suoi due predecessori, ma il cambiamento promesso e sperato in primis dai suoi bis/elettori non c’è stato. La sua elezione del 2013, pur con tutte le riserve determinate dalla personale conoscenza della sua incapacità all’agire politico, a chi scrive sembrò potesse davvero rappresentare una sorta di spartiacque fra una gestione leggera (diremo così fino all’ultimo grado di giudizio) e una gestione che ponesse in primo piano il rispetto delle regole e del bene comune. Ed è proprio il rispetto delle regole quello che l’ex magistrato, ancora di più in quanto tale, garantiva e che, però, non è ancora diventato il modus operandi di questa amministrazione.

Tralasciando la ormai pluriennale vicenda della domanda di condono a sanatoria di un abuso edilizio che tanto ha fatto e farà discutere, anche in tribunale, quello che è ormai evidente è che nulla è cambiato in questi sette anni magr…oniani. Ritornando a quelle trecento pagine di cui sopra, che raccontano di situazioni ed episodi al vaglio della magistratura giudicante, si ha netta la sensazione che questa amministrazione non ha mai avuto davvero voglia di “sanare” il settore dell’edilizia. I non pochi, checché ne dicano i magroniani, onesti imprenditori modugnesi, a cominciare proprio dagli “edili”, necessitavano e continuano ancora oggi ad avere bisogno che vengano rispettate le regole. Nessun favoritismo o “clientelare accelerata”, solo il rispetto delle regole. Qualche esempio, che non siano le piscine o le strade dissestate?

In tutti questi anni Nicola Magrone non ha fatto nulla per sollecitare la realizzazione di una casa di riposo/casa protetta da 120 posti letto e di una struttura polivalente per attività teatrali da 290 posti, che l’impresa assegnataria di una lottizzazione (già considerata illegittima dal summenzionato tribunale) si era impegnata a realizzare in via Paradiso. Nessuna sollecitazione da parte dell’attuale sindaco verso l’impresa. E ancora, nessuna richiesta di messa in sicurezza della zona in cui sorge la struttura del “Demodè Club”, vista la brevissima distanza (meno di 30 metri) che lo separa dai silos colmi di gas della “Gasprom NEFT”; oppure la propagandata, ventilata, imminente a brevissimo, realizzazione della rotatoria fra via Roma e viale della Repubblica, che non si sa quando si realizzerà, vista la non chiara situazione della titolarità di alcune aree circostanti interessate dai lavori. L’assessora alla Pianificazione del territorio non sa di chi siano e continua ad andare avanti e indietro da Roma, presso la sede della Società Autostrade, per sistemare la faccenda. Nel frattempo un imprenditore del settore alimentari non può completare l’immobile dove vorrebbe (potrebbe legalmente) esercitare la sua attività.  Oppure l’abbattimento, reso ora possibile per una sentenza del TAR in merito all’intera maglia territoriale, di quel rudere nelle vicinanze del parco urbano S. Pio che impedisce la realizzazione di una strada di collegamento di via Verdi con l’istituto di scuola media “Dante Alighieri”. Una strada che permetterebbe un deflusso più agevole e regolare degli studenti che ora si riversano disordinatamente nell’area del mercato coperto, congestionando ancora di più il traffico della zona.

Per ovvi motivi di “leggibilità” ci fermiamo qui ma non sono queste le uniche anomalie riscontrabili esaminando le delibere di giunta pubblicate sull’albo pretorio e/o le comunicazioni che giungono in copia ai consiglieri comunali. Se venissero consultate con quel minimo di attenzione in più per la cosa pubblica e il bene comune che tutti dovremmo avere forse non sarebbe mai accaduto quello che è accaduto nel 2012 e ha permesso a questo sindaco di propinarci sette anni di mancato cambiamento.

non certo di destra

Caro Fedele ti scrivo,

e come più o meno scriveva, al fresco nella sua villa alle Tremiti, Lucio Dalla, io, più modestamente, nel fresco ti scriverò dal balcone di casa.

Nella tua “lettera al direttore”, cerchi di mettere una pezza “più peggio” del buco del tuo voler paragonare l’attuale amministrazione modugnese ad una amministrazione di destra. Lo fai addirittura inserendola, per “chiariamo subito”, in un simpatico elenco di “esempi illustri” nel quale figurano alcuni matt(e)i che a te, per la tua radicata fede politica, risultano alquanto indigesti. Lo fai con la tua consueta capacità espositiva.  A sentirti (leggerti) senza prestare la, a te sempre dovuta, giusta attenzione, chi ti ascolta (legge) si convince ad essere con te d’accordo. Per me, che presto la massima attenzione alle tue parole, appare del tutto evidente la tua volontà di certificare l’estraneità di questa amministrazione dal novero della totalità di quei cittadini che tu inserisci, nostalgicamente, in un “nouveau tiers état”. Come in una famosa fattoria, convochi i cittadini più eguali degli altri in un raduno, dal quale, oltre ad una gran parte dei modugnesi, escludi questa amministrazione perché  dalle “evidenti connotazioni di destra”, che a causa della sua “condizione culturale, esperienziale, talvolta psicologica” è indotta “alla supponenza, alla presunzione, all’arroganza, alla prevaricazione” e che con “comportamenti tracotanti e pregni di intolleranza” ha “vessato, emarginato, trascurato offeso e vilipeso” tutti quelli che hanno partecipato all’”assemblea dei cittadini”.

Hai gettato la maggioranza dei modugnesi con l’acqua sporca dell’amministrazione.

L’intento di sollecitare una discussione l’hai raggiunto, ma se insisti a dire che Magrone, visto che non è di sinistra, è come uno di destra, non sarà certamente una discussione pacata e scevra da conflittualità dialettiche.

Magrone ha fallito il suo compito politico, su questo siamo perfettamente d’accordo. Ancorato a un lontano passato nel quale era consuetudine prostrarsi al passaggio del notabile paesano, non ha mai superato la mancanza di “rispetto” di chi, senza il suo benevolo consenso, ha scelto una linea politica diversa dalla sua, addirittura votandogli contro nelle elezioni nazionali del ’96, o si è arricchito con una attività così poco nobile come quella dell’imprenditore edile o ancora l’indifferenza di chi non ha mai avuto problemi con la giustizia e non si è mai affidato al suo perdono misericordioso.

A questo punto voglio citare il pensiero di un altro Lucio, Anneo Seneca, magari non proprio esattamente come l’ha scritto lui che oltretutto usava il latino. Questo grande autore, più o meno tuo coetaneo, alla domanda “Che cosa ti occorre per essere buono?”, rispondeva: “La volontà”. Socrate avrebbe risposto: “Conoscere le virtù” ma lui era di un’altra epoca. Ecco forse è questo l’aspetto negativo più evidente dell’attuale gestione comunale, gli è mancata la volontà di essere una “buona amministrazione”. Ha privato i modugnesi della speranza in un futuro migliore, rendendoli meno felici.

A proposito della felicità concludo riportando uno scritto di Gianni Rodari, che con semplicità così parla della felicità: «Vorrei sapere in che consiste la felicità e se si può essere felici tutta la vita. Per essere sicuro di non sbagliare a rispondere, sono andato a cercare in un grosso vocabolario la parola “felicità” ed ho trovato che significa “essere pienamente contenti, per sempre e per un lungo tempo”. Ma come si fa ad essere “pienamente contenti”, con tutte le cose brutte che ci sono al mondo, e con tutti gli errori che facciamo anche noi, ogni giorno dell’anno? Ho chiuso il vocabolario e l’ho rimesso in libreria, con molto rispetto perché è un vecchio libro e costa caro, ma ben deciso a non dargli retta. La felicità dev’essere per forza qualche altra cosa, una cosa che non ci costringa ad essere sempre allegri e soddisfatti (e un po’ stupidi) come una gallina che si è riempita il gozzo. Forse la felicità sta nel fare le cose che possono arricchire la vita di tutti gli uomini; nell’essere in armonia con coloro che vogliono e fanno le cose giuste e necessarie. E allora la felicità non è semplice e facile come una canzonetta: è una lotta. Non la si impara dai libri, ma dalla vita, e non tutti vi riescono: quelli che non si stancano mai di cercare e di lottare e di fare, vi riescono, e credo che possano essere felici per tutta la vita» (G. Rodari, Il libro dei perché – 1980).

Ecco forse dovremmo iniziare a cercare di accrescere la nostra felicità restando in armonia con coloro che vogliono e fanno le cose giuste e necessarie, piuttosto che “immusonirci” parlando delle “estranee”, a noi tutti di destra come di sinistra, invereconde tendenze politiche di questa amministrazione.