Corruzione amministrativa

e crisi dell’edilizia a Modugno

Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale AntiCorruzione, nel suo recente lavoro “La prevenzione della corruzione e la sua Autorità: il modello italiano”, relativo alla prevenzione della corruzione nella Pubblica Amministrazione, evidenzia quanto sia diffusa, fra gli italiani, la nozione di “corruzione amministrativa” quando parlano di fatti relativi ad “abuso di funzioni pubbliche a vantaggio di interessi privati”.
Fra qualche giorno qui a Modugno, nelle aule del tribunale di viale della Repubblica, riprenderanno le udienze del processo agli imputati dell’operazione “pay to build” (paga per costruire) del novembre 2012. Processo che vede coinvolti politici, fra cui due ex sindaco, ex assessori e consiglieri comunali, funzionari pubblici, professionisti, imprenditori e faccendieri vari che di fatto, in attesa che le loro richieste estorsive venissero soddisfatte, rallentavano, a volte impedendola del tutto, la conclusione dell’iter amministrativo di loro competenza relativo ai vari permessi a costruire richiesti dagli imprenditori edili del territorio.
Il prossimo 3 aprile il PM ha chiamato a deporre -come testimoni per l’accusa- alcuni imprenditori (non solo edili), ex consiglieri comunali e dirigenti dell’amministrazione.
Il processo, che dura ormai da oltre sei anni, impedendo l’accesso dell’ufficio tecnico agli imputati, non ha però “liberato” il settore edilizio modugnese. Oltre agli strascichi della corruzione amministrativa, un altro pesante fardello impedisce a quell’importante settore economico di operare esclusivamente secondo le leggi dello stato e del mercato. Una zavorra più efficace dell’ammorbamento dell’amministrazione immobilizza l’edilizia modugnese, molto più insidiosa perché passa inosservata, non ci si presta attenzione, non è “illegittima” e non attrae l’attenzione della magistratura inquirente.
L’ostacolo che contribuisce a rendere ancora più grave la crisi economica della città è l’accidia, peccato capitale che permea le stanze e tracima fra gli addetti all’ufficio tecnico, causata dalla constatazione della mancanza di volontà politica di questa amministrazione di contribuire al riavvio del settore edile.
Con il metodico, pervicace ricorso dell’approfondimento dello studio dei progetti, alla persistente ricerca di ogni cavillo, codicillo o dubbia interpretazione delle norme, questa amministrazione, giunta al governo della città per aver promesso la radicale estirpazione di ogni illecito presente nel palazzo, continua a rendere difficile, se non impossibile, il lavoro a decine di operai ed artigiani.
Subito dopo la prima delle sue due nomine a sindaco, Nicola Magrone, con un fervore degno di ben altra finalizzazione, ha provveduto al blocco del Piano Regolatore Generale. Andato e subito dopo tornato da casa (dove una gran parte della sua prima maggioranza lo aveva mandato) ha continuato il blocco del PRG con la modifica delle Norme Tecniche di Attuazione, poi ha approvato una larga parte delle NTA stralciandone però uno degli articoli, il fatidico articolo 4. Approvato quest’ultimo si appresta, “lemme lemme”, in questi ultimi mesi della sua presenza nel Palazzo del Governatore, a mettere a punto il Regolamento Edilizio. Prima lo ha sottoposto all’attenzione dei tecnici, poi lo sottoporrà a quella dei cittadini. Dopo ancora lo confronterà con le leggi nazionali e regionali e salvo complicazioni dovute alla mancata rispondenza di queste ultime alla legge madre di tutte le leggi, la Costituzione Italiana del ’48, come ultimo atto della sua indecidente amministrazione lo porterà in consiglio comunale, per sottoporlo, infine, all’approvazione della sua onniconsenziente maggioranza silenziosa.
Il tutto per rimanere nella storia di Modugno come “il sindaco che è riuscito a rendere Modugno conforme alla sua idea di città”.
Insomma se i modugnesi, gli imprenditori, gli artigiani, gli operai del settore edile e tutti gli altri commercianti ed operatori economici di questa città che speravano in Nicola Magrone per risolvere i problemi determinati dalla corruzione amministrativa, oggi, dopo ben 5 anni di attesa, sperano solo che quest’ultimo anno scorra via velocemente.

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